Hotel di fascino - La guida italiana agli hotel di charme


Vai ai contenuti

Newsletter 01/08

Newsletter



NEWSLETTER 01/08
Aprile 2008

Gentile visitatore,

da questo mese inizia la pubblicazione della newsletter di Hoteldifascino.it a cura di
Cristina Bovati, cantante lirica e direttore artistico di Palazzo Ruzzini a Venezia dove organizza Opere, Concerti, Canovacci Teatrali, Eventi letterali e presentazioni di opere d’Arte.

La newsletter, con cadenza mensile, sarà dedicata al mondo dell'arte e della cultura in Italia e permetterà inoltre di farci scoprire piccole curiosità del Nostro affascinante Paese.

Per il mese di Aprile abbiamo pensato di dedicare la prima newsletter alla città di Arezzo e a due dei suoi più importanti cittadini ... Piero della Francesca e Guido d’Arezzo, mentre la newsletter di maggio sarà dedicata a ... Rieti!

Buona lettura !!!


PIERO DELLA FRANCESCA

Piero della Francesca nacque a Borgo San Sepolcro, Arezzo 1412 ca. e morì nel 1492. La sua formazione artistica avvenne a Firenze, le sue prime opere manifestano un’approfondita conoscenza dell’arte fiorentina dei primi decenni del 1400, anche se non si hanno documentazioni certe della sua permanenza. Lavorò in molte città del Nord e del Centro Italia, tra le quali Roma, Urbino, Ferrara, Rimini e Arezzo.

La città ideale

Le sue opere giovanili mostrano l'influenza di Masaccio e Domenico Veneziano, la tendenza a costruire figure solide e ben compiute e il gusto per i colori delicati e la luce fredda e limpida. Quasi tutte le opere di Piero sono di argomento religioso: numerose le pale d'altare e gli affreschi lasciati nelle chiese.

Battista Sforza

Il suo stile più maturo cominciò a manifestarsi con opere come “Il battesimo di Cristo” (1445 ca., National Gallery, Londra) ed “il Polittico della Misericordia” (commissionato nel 1445, Pinacoteca Comunale, Sansepolcro, Arezzo); in queste opere la figura umana è rappresentata a tutto tondo, un volume entro lo spazio e i contorni hanno la razionalità e la precisione dei disegni geometrici. Le sue opere più famose oggi sono i ritratti di Federico da Montefeltro e Battista Sforza (1465, Uffizi, Firenze).

Federico da Montefeltro

L'unico grande ciclo di affreschi che ci è pervenuto integro è quello della Leggenda della vera Croce (1452 ca. - 1465 ca.), commissionato per la chiesa di San Francesco ad Arezzo: figure silenziose e monumentali ritratte entro uno spazio cristallino descrivono una sequenza di scene grandiose. I nudi statuari nella Morte di Adamo sono in contrasto con le figure vestite sontuosamente dell'Incontro di Salomone con la Regina di Saba, cosi come la luce intensa della Vittoria di Costantino e il buio del sogno di Costantino, importantissimo perche’ è una delle prime scene notturne dell'arte occidentale. Inoltre, ogni affresco è organizzato in due sezioni, un quadrato abbinato a un rettangolo, a creare una marcata scansione ritmica.

Madonna di Senigallia

La scoperta della natura, fissata in paesaggi luminosi e precisi, permise a Piero della Francesca di collocare con massimo rilievo la figura dell'uomo entro uno sfondo scenografico. Con lo studio della prospettiva arrivò quell'equilibrio compositivo e nello stesso tempo spettacolare (si pensi, ad esempio, alla Flagellazione di Cristo, 1450-1460, Galleria Nazionale, Urbino). Nelle ultime opere il pittore rielaborò in modo personale alcuni tratti stilistici dell'arte fiamminga, questi risultati si possono vedere nella “Madonna di Senigallia” (1470 ca., Galleria Nazionale) e nella “Sacra Conversazione” (1472-1474, Pinacoteca di Brera, Milano).

Uomo di vasta cultura, Piero della Francesca fu autore anche di alcuni importanti trattati di pittura:
- “De perspectiva pingendi” sulla prospettiva.
- “De quinque corporibus regolaribus” sulla nascosta struttura geometrica del reale.
Entrambi questi trattati riconducono alla regolarità essenziale delle forme geometriche che si trovano in natura. Sia nella pittura che nella teoria è fondata la certezza di un legame armonico delle forme e dello spazio. Tutto questo grazie alla “divina” proporzione dei rapporti matematici. L'opera di Piero della Francesca fu punto di riferimento per molti artisti del Rinascimento: Mantegna, Giovanni Bellini e Raffaello.

Consiglio per la lettura: “L’Enigma di Piero” di Silvia Ronchey ed. BUR, è una detective story che con la sue tesi risolve l’enigma di questo quadro. La teoria che emerge da queste pagine ci riporta a quell’11 Settembre devastante, sigillo dello scontro di civiltà fra cristianesimo e islam che fu la caduta di Costantinopoli in mano ai turchi nel 1453.

Sacra Conversazione

GUIDO D'AREZZO

Guido d'Arezzo

Uno dei più grandi teorici musicali italiani è Guido Monaco detto anche Guido d'Arezzo (Arezzo 990 ca. - ? 1050 ca.). Monaco benedettino, dopo gli studi all'abbazia benedettina di Pomposa, presso Ferrara, insegnò canto e creò un antifonario (una raccolta di antifone, oggi perduta), adottando un metodo rivoluzionario di notazione cioè di scrittura musicale.

Si ristabilì ad Arezzo verso il 1025, dove il vescovo Teodaldo gli diede l'incarico di addestrare il coro della Cattedrale. Nella città toscana scrisse la sua opera più importante, il Micrologus, che contiene la sua teoria musicale. Verso il 1028 fu chiamato a Roma dal papa Giovanni XIX a esporre il suo antifonario, ma motivi di salute lo costrinsero a ripartire l'estate dello stesso anno. Fu invitato a tornare a Pomposa, ma si stabilì nei pressi di Arezzo, probabilmente al monastero camaldolese di Avellana.

Quanto resta dell'antifonario di Guido, il prologo Aliae Regulae, rappresenta la prima trattazione teorica del diagramma musicale di quattro righe (ancora oggi lo standard per la notazione del canto gregoriano), in cui le linee e gli spazi si riferiscono alle note della scala e permettono ai cantanti di leggere la musica, anziché basarsi sulla memoria.

Con l’inno a San Giovanni, nascono i nomi delle note, il “do” verrà cambiato poi e si aggiungerà il “si”.

Ut queant laxis
Resonare fibris
Mira gestorum
Famulituorum
Solve poluti
Labilii reatum
Sancte Johannes!

Mano musicale

AREZZO

Al margine merdionale di un’ampia conca fra il Valdarno e la Valdichiana si trova Arezzo capoluogo di provincia; di origine etrusca, l'antica Arretium fece parte della Dodecapoli, quindi divenne città romana e municipio.

Fu patria di Caio Cilnio Mecenate (69 a.C.- 8 a.C.), centro di produzione di ceramiche (celebri i vasi detti "aretini" o "corallini", particolarmente diffusi tra il I secolo a.C. e il I d.C.) e divenuta sede vescovile nell'XI secolo, fu governata da un vescovo-conte (dal 1098 ebbe ordinamenti comunali). Entrata successivamente in contrasto con Firenze, che ne arrestò l'espansione, la città rimase in balìa dei capitani di ventura e nel 1384 venne venduta a Firenze. Nel 1798 fu occupata dai francesi, e seguì da allora le sorti politiche della regione.

Il centro storico ancora in gran parte cinto dalle mura medicee, conserva notevoli monumenti. Tra questi si ricordano la romanica Pieve di Santa Maria (XII-XIII secolo), con il famoso campanile "delle cento buche" (1330), un portale ornato da immagini dei mesi (1216) e un celebre polittico di Pietro Lorenzetti; la Cattedrale (secoli XIII-XX), con l'attiguo Museo diocesano, e le chiese di San Domenico (contenente un Crocifisso di Cimabue) e di San Francesco, quest'ultima ornata dallo splendido ciclo di affreschi della Leggenda della Croce, di Piero della Francesca. La città ha dato i natali a numerosi personaggi illustri, come Francesco Petrarca e Giorgio Vasari.

Pieve di Santa Maria

Piazza Grande

Tra le costruzioni civili, notevoli le numerose case-torri e il Palazzo della Fraternita dei laici (XIV-XV secolo) nella magnifica piazza Grande (dove in estate si corre la giostra del Saracino). Numerosi anche i monumenti rinascimentali, come le chiese di Santa Maria delle Grazie (nota per il portico quattrocentesco di Benedetto da Maiano), la fortezza medicea cinquecentesca, costruita da Giuliano e Antonio da Sangallo e la casa di Giorgio Vasari, sede del Museo e Archivio vasariano. Il Palazzo della Dogana (XV secolo) ospita il Museo civico, con ricche raccolte di pittura e di maioliche. Il Museo archeologico Mecenate, presso i resti dell'anfiteatro romano, conserva collezioni di vasi aretini e notevoli reperti etruschi, greci e romani.

La città è il principale mercato per i prodotti della circostante regione agricola e un importante centro industriale (produzione di vini, stabilimenti metalmeccanici e tessili). La provincia, che comprende 39 comuni in un territorio prevalentemente montuoso e collinare, è dedita all'agricoltura (cereali, ulivi, ortaggi, frutta, viti). Famosa l'industria tradizionale della lana, nel Casentino.

Home Page | Hotel | Varie | Newsletter | Link | Mappa del sito

04 nov 2010

Torna ai contenuti | Torna al menu