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Newsletter 02/08

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NEWSLETTER 02/08
Maggio 2008

Gentile visitatore,

questo mese la newsletter di Hoteldifascino.it a cura di
Cristina Bovati, è dedicata a Tito Flavio Vespasiano, alla città di Rieti ed ai suoi dintorni.

Buona lettura !!!


TITO FLAVIO VESPASIANO

Vespasiano, Tito Flavio (Rieti 9 - Cutilie, Sabina 79), imperatore romano (69-79). Prima di salire al trono ebbe una brillante carriera militare, che lo vide guerreggiare in Germania e in Britannia; nel 51 divenne console e nel 66, durante il regno dell'imperatore Nerone, condusse campagne militari.

Proclamato imperatore dalle legioni orientali nel 69, pose fine alla guerra civile degli anni 68-69, scoppiata per la successione al trono di Nerone tra Galba, Otone e Vitellio. Vespasiano lasciò allora la conduzione della guerra in Giudea al figlio Tito e ritornò a Roma.

Nel 70 sedò la rivolta della tribù germanica dei batavi, guidati da Giulio Civile; contemporaneamente Tito vinse la resistenza di Gerusalemme, espugnandola e distruggendone il centro e il tempio di Salomone.

Busto di Vespasiano


Prima preoccupazione di Vespasiano fu quella di riempire al più presto le casse dello stato, dissanguate dalla folle politica Nerone e dalle conseguenze economiche della guerra civile. A tale proposito accentuò la pressione fiscale sull’aristocrazia e soprattutto sulle province, creandone anche alcune nuove, soprattutto in quelle zone orientali che Nerone aveva voluto mantenere come regni indipendenti (Tracia, Cappadocia, Galazia, etc.); alienò inoltre numerose delle proprietà private di Nerone disseminate in varie zone dell’impero.

Tito



La sua seconda preoccupazione fu quella di evitare conflitti futuri per la conquista del potere: a questo scopo Vespasiano stabilì che alla sua morte gli sarebbero succeduti i figli Tito, che dal 71 associò al titolo imperiale, proclamandolo imperator designatus e Domiziano, dando così inizio alla dinastia Flavia.

Domiziano


Vespasiano non ebbe però troppo consenso né tra le plebe urbana, orfana dei donativi neroniani, né tra l’esercito, cui impose una ferrea disciplina, né tra l’aristocrazia senatoria, impoverita dalle tasse e disturbata dall’immissione in senato di numerosi provinciali ed esponenti del ceto medio italico di estrazione militare.

Tutto ciò provocò a Roma, negli anni successivi, alcune forme di opposizione alla sua politica, che l'imperatore sedò con l'espulsione dalla capitale degli intellettuali greci.


Oltre alle operazioni politico-militari già menzionate, Vespasiano si preoccupò di rendere più sicuri i domini romani; a questo fine affidò al generale Gneo Giulio Agricola il compito di conquistare la Scozia (77), completando così la sottomissione della Britannia.

In politica interna governò saggiamente, migliorando il sistema scolastico e facendo erigere numerose opere pubbliche: ricostruì infatti il tempio di Giove Capitolino e il teatro di Marcello, e diede corso alla costruzione del Colosseo, inaugurato poi sotto il regno del figlio Tito.

Colosseo


Vespasiano morì nel 79 lasciando al figlio Tito, che favorì una rapida divinizzazione del padre, un impero bene organizzato, economicamente florido e abbastanza pacifico. Ma soprattutto aveva dato all’istituzione imperiale, dopo le ambiguità dei suoi predecessori, una fisionomia ben precisa.

RIETI E DINTORNI


Rieti è una bellissima città laziale, situata nella regione naturale della Sabina, vicino al margine di una fertile conca dominata dal gruppo calcareo del Terminillo, monti Reatini. Rieti si estende ai piedi di alcune alture, lungo le due rive del fiume Velino.

Fondata dai sabini con il nome Reate, la cittadina nel 290 a.C. fu dei romani, che prosciugarono le acque del Velino stagnanti nel suo territorio, poi municipio nel periodo imperiale.

Veduta di Rieti


Entrò quindi a far parte del Ducato di Spoleto e nell'VIII-IX secolo fu governata da conti franchi; devastata nel IX e X secolo dai saraceni e nel 1149 dall'esercito di Ruggero II il Normanno, dal 1198 fu comune guelfo e ospitò numerosi papi, fino al periodo avignonese. Dopo forti contrasti tra fazioni, venne infine governata dallo Stato della Chiesa, escludendo il periodo di Napoleone e fu italiana dal 1860.

Terminillo


Il centro storico, sulla destra del Velino, ancora in parte cinto (a nord) dalle turrite e imponenti mura medievali, conserva notevoli monumenti, fra i quali: il Palazzo Vescovile, con loggia del Duecento, profondo portico ad archi ogivali, chiamati le Volte del vescovado e l'adiacente Arco del vescovo.
Il Duomo risale alla fine del XIII secolo, rinnovato nel Seicento, con campanile romanico e portico del Quattrocento; nell'antico Battistero è ospitato il Museo diocesano.

I palazzo Vecchiarelli e il palazzo di Carlo Maderno sono del XVI-XVII secolo, mentre la Prefettura con logge rinascimentali è del 1596. Il Palazzo Comunale ospita il Museo civico, con sezioni di archeologia e di arti figurative dipinti e sculture del XIV-XX secolo.

Via Salaria, la Valle Santa ed i Santuari francescani


La “Via Salaria” è una Strada dell'Italia romana di origine antichissima che univa Roma al mare Adriatico passando per Rieti e varcando l'Appennino; era importante perché consentiva all'Urbe l'approvvigionamento di sale (da cui il nome). Attraverso i territori della Sabina, raggiungeva sulla costa adriatica Castrum Truentinum, l'attuale Porto d'Ascoli. Del suo antico tracciato, che corrisponde in buona parte a quello della strada attuale, restano vestigia di numerosi ponti.

Da Roma alla Valle Santa Reatina, meno di cento chilometri lungo la più antica delle vie consolari, semrpe la Salaria, si affronta un itinerario inusuale ma capace di destare in chi lo percorre le più ricche suggestioni spirituali.

Per i fedeli la visita di rito è quella dei quattro Santuari Francescani:
1. Fonte Colombo
2. La Foresta
3. Greccio
4. Poggio Bustone.

Questi santuari formano un ideale segno di croce che costituisce la vera e propria sigla di S. Francesco. I quattro Santuari rappresentano infatti le tappe fondamentali per un pellegrinaggio che ci conduce sulle orme di S. Francesco, il Santo che più di tutti ha sentito l'esigenza di farsi uomo tra gli uomini, di comprendere in ogni manifestazione della natura l'impronta divina.

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04 nov 2010

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