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Newsletter 04/08

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NEWSLETTER 04/08
Novembre 2008

Gentile visitatore,

la newsletter di Hoteldifascino.it di Novembre 2008 è dedicata a Padova e nello specifico a Prato della Valle, Villa Cà Marcello e a Gaspara Stampa.

Buona lettura !!!


PRATO DELLA VALLE



Uno degli spazi monumentali più grandi d'Europa (88620 mq!) è la grande piazza ellittica denominata il Prato della Valle seconda soltanto alla Piazza Rossa di Mosca.

Al centro della piazza vi è un'isola verde chiamata Isola Memmia circondata da un canale ornato da un doppio basamento di statue numerate raffiguranti celebri personaggi del passato: inizialmente 88 oggi possiamo osservare, invece, solo 78 statue con 8 piedistalli sormontati da obelischi e 2 vuoti.

Dall'esterno verso l'interno quattro viali attraversano il Prato su piccoli ponti: la collocazione trae ispirazione dalla grande tradizione veneta del giardino patrizio che in questo caso non assumeva più l'uso privato, secondo i concetti neoclassici, ma rappresentava la nuova soluzione urbanistica per la riqualificazione ambientale.

Prato della Valle al tramonto


Questo grande spazio ebbe funzioni economiche e ricreative. In epoca romana fu sede di un vasto teatro, lo Zairo (tracce delle fondamenta sono state rinvenute nel canale che circonda l'Isola Memmia) e di un circo per le corse dei cavalli ma che nell'epoca delle persecuzioni contro i primi cristiani fu utilizzato per i combattimenti.

Giostre, fiere, feste pubbliche e gare come le corse dei "sedioli" furono organizzate nel Medioevo. La domenica delle Palme era anche il luogo tradizionale delle grandi assemblee "di tutti gli uomini liberi del Padovano" e nel 1077 era luogo di "mercato" ... per ben due volte al mese aveva luogo il mercato degli animali ... e persino le più frequentate prediche di Sant'Antonio venivano tenute in Prato della Valle!

Per la sua conformazione detta a "catino" purtroppo il Prato continuò a mantenere per lungo tempo il suo aspetto paludoso e malsano ma soprattutto perché esso era di proprietà dell'abbazia di S. Giustina, che durante la dominazione veneziana non aveva i mezzi per curarne la bonifica.

Scorcio di Prato della Valle


Solo nel 1775 su disposizione del Senato Veneto, contro le pretese dei monaci di Santa Giustina, Andrea Memmo, patrizio veneziano, con l'aiuto dell'abate Domenico Cerato, attuò una radicale bonifica del Prato, anche usando del denaro proprio, creando una canalizzazione sotterranea destinata a far defluire le acque dell'anello centrale.

Le statue su piedistallo che adornano la piazza, 38 lungo l'anello interno all'Isola Mummia e 40 lungo quello esterno, furono scolpite in pietra di Costozza (1775-1883) da diversi artisti: esse rappresentano i più illustri figli della città e rappresentanti dello Studio padovano … tra cui la statua n.44 rappresentante Andrea Memmo!


L'idea del Memmo era quella di creare un nuovo centro commerciale cittadino, uno spazio adatto per fiere, manifestazioni e per il mercato cittadino, ma in seguito, al posto delle botteghe, furono piantati degli alberi che tanto hanno contribuito a dare un gusto tipicamente inglese alla piazza ma che al tempo stesso, per l'eterogeneità degli edifici che la circondano, così lontana dalla regolarità dell'edilizia inglese, l'hanno resa unica, originale e indimenticabile.

Dopo l'Unità d'Italia, quest'area fu stata ribattezzata Piazza Vittorio Emanuele II, ma è prevalso il nome storico o più semplicemente il Prato noto anche come "il prato senza erba" a causa della carenza di erba dovuta alla presenza di troppi alberi (oggi è invece ritornato erboso, poiché degli originali alberi ne è sopravissuto solamente uno …).

VILLA CA' MARCELLO

"… nella terra che ospitò Casanova, Galileo, Byron, D'Annunzio, Canaletto e Tiepolo, Goethe e Goldoni e tanti altri personaggi illustri sorgono maestose delle splendide dimore: ville, palazzi e residenze estive dei nobili patrizi veneziani e qua e là i verdi giardini …"

Villa Cà Marcello


Tra le varie ville di Padova questa vogliamo soffermarci su Villa Maruzzi Marcello o Ca' Marcello che si trova un po' fuori dal centro abitato di Levada e che divenne famosa nel '400 per la presenza di vasti territori boschivi e di zone paludose.

L'edificazione del nucleo più antico della residenza risale agli inizi del '500, quando Andrea Marcello fece costruire una casa destinata a brevi soggiorni in occasione delle battute di caccia.

Nel 1550 fu ampliata allo scopo di proseguire la bonifica dei terreni circostanti e di renderli coltivabili: la residenza, con i suoi 4000 ettari di possedimenti terrieri, doveva infatti essere il centro di una vasta tenuta agricola, a sua volta luogo di raccolta e di commercio della produzione rurale.


Verso la metà del '700 il complesso fu oggetto di un'importante trasformazione: i nuovi proprietari, i marchesi Maruzzi, fecero della villa una fastosa dimora di rappresentanza. Con il progetto architettonico redatto forse da Francesco Maria Preti, il prospetto principale venne unito a quelli delle barchesse preesistenti, disposte sui lati, tramite l'introduzione di corpi intermedi porticati a un unico livello. L'intero sviluppo del piano terra risultava ora scandito da una superficie bugnata, mentre il piano nobile della villa era definito da un ordine gigante di semicolonne ioniche, sormontate da un timpano con statue nel settore centrale.

Gli stessi Maruzzi commissionarono inoltre le decorazioni degli ambienti interni: Giovanni Battista Crosato, allievo di Tiepolo, affrescò il salone centrale con episodi della vita di Alessandro Magno e Giuseppe Zais eseguì i disegni per la stuccatura di una delle camere da letto.

Alla stessa epoca risale anche la sistemazione del parco: nella parte antistante la facciata principale venne creato un giardino all'italiana, ornato da una fontana e da una ricca statuaria, mentre, oltre la villa, si estendevano vasti spazi verdi, con viali di carpini e tigli e una grande peschiera.

GASPARA STAMPA


"Voi, ch'ascoltate in queste meste rime,
in questi mesti, in questi oscuri accenti
il suon degli amorosi miei lamenti
e de le pene mie tra l'altre prime,
ove fia chi valor apprezzi e stime,
gloria, non che perdon, de' miei lamenti
spero trovar fra le ben nate genti,
poi che la lor cagione è sì sublime…"



Vi parleremo dell'autrice di uno dei più bei canzonieri della letteratura italiana, di una donna ispirata da una passione d'amore pienamente vissuta che traspose spontaneamente e con singolare prontezza stilistica in espressione poetica ne le "Rime"

Nacque a Padova circa nel 1523, da una colta ma umile famiglia di commercianti gioiellieri d'origine milanese e si trasferì a Venezia nel 1531, con la mamma, Cecilia, ed i fratelli Cassandra e Baldassarre, dopo la morte del padre Bartolomeo.

Gaspara Stampa


I tre fratelli ebbero un'educazione letteraria e artistica, infatti Gaspara e Cassandra divennero presto ammirate cantanti e suonatrici di liuto; la loro famiglia fu un salotto letterario tra i più frequentati dai maggiori musicisti, pittori e letterati di Venezia, ma in particolar modo la nostra autrice era ammirata anche per la sua bellezza e attorniata da un nuvolo di adoratori.

Il clima gioioso della famiglia fu turbato a seguito dell'improvvisa morte del fratello Baldassarre nel 1544, ed in particolare Gaspara reagì allontanandosi dalla mondanità meditando inizialmente una vita monacale, stimolata su questa strada da suor Paola De Negri, ma la crisi religiosa durò solo per il periodo del lutto, poiché ben presto tornò alla vita mondana del passato, alla spensieratezza amorosa stringendo relazioni con letterati e gentiluomini.


Nel 1548 fu molto vicina al conte Collaltino di Collalto, per il quale compose rime e versi sublimi che le donarono un posto d'onore nella nostra letteratura, ma l'uomo, tuttavia, ricambiò solo a tratti la sua passione. Nel 1551 la loro relazione si interruppe definitivamente. Lo spirito di Gaspara non ne rimase molto scosso poichè non tardò ad intrecciare nuovi amori tra cui quello con il veneziano Bartolomeo Zen.

Il 23 aprile del 1554 Gaspara morì dopo quindici giorni di febbri intestinali, si sospettò anche l'ipotesi di un avvelenamento per suicidio ma questo non fu mai provato poiché le notizie rimasero sempre poche e frammentarie. La sua morte fu musa ispiratrice di tesi romantiche sulle pene d'amore quali ella subì tanto da considerarla un archetipo dello struggimento.

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04 nov 2010

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